FUTURA: un progetto di nuova committenza per l’arte pubblica
Presentazione di: Baumhaus, Fondazione per l’Innovazione Urbana (FIU) e FUORI!
Ispirato alle molteplici declinazioni del progetto francese Nouveaux Commanditaires (Nuovi Committenti), FUTURA ha messo in relazione un gruppo di giovani con la pratica dell’arte pubblica.
Il gruppo di lavoro di FUORI!, Baumhaus e Fondazione per l’Innovazione Urbana (FIU) si sono fatti mediatori nei confronti di un gruppo eterogeneo di 19 student* di due diversi istituti superiori di Bologna, chiamat* a elaborare la committenza di un’opera d’arte pubblica per la città.
Il percorso, articolato in una serie di incontri, laboratori, esplorazioni urbane e attività sul campo, è stato finalizzato alla costruzione di competenze che riguardano la nozione di spazio pubblico e quella di arte pubblica, alla mappatura della città come sistema complesso fatto di architetture, strutture urbanistiche, movimenti sociali, memorie individuali e pratiche di vita quotidiana e alla conoscenza delle dinamiche professionali nel campo artistico, dalla committenza all’ideazione e alla realizzazione di un’opera.
Attraverso approfondimenti didattici ed esercizi di gruppo, l* partecipanti hanno potuto problematizzare effetti e potenzialità della presenza di opere d’arte nello spazio pubblico, delle relazioni con luoghi e comunità specifiche, della durata nel tempo dei materiali utilizzati, della fruizione dell’opera stessa.
Al centro di questo percorso sono stati la discussione e il confronto interno al gruppo rispetto a una serie di questioni che riguardano la città come bene comune, e che hanno portato l* partecipanti a dare forma a delle istanze condivise da porre alla base della committenza.
Sono emerse una serie di riflessioni e di urgenze incentrate attorno ai rapporti tra il potere, percepito per lo più come un ordine che si subisce (l’adolescenza è evidentemente momento di grande potenza ma anche di grande senso di impotenza) e la necessità di coltivare nuove complicità, nutrite di affetti e di piacere.
Sulla base di questi temi abbiamo invitato e proposto a F. De Isabella di raccogliere l’invito dell* giovani committenti, incontrandol* in alcune sessioni di lavoro in cui insieme abbiamo dato forma definitiva all’idea che sta alla base di MAI+
L’opera viene presentata pubblicamente dall* committenti e dall’artista in occasione del festival di FUORI! come un’opera permanente per la città di Bologna, la cui cura sarà affidata alla Fondazione per l’Innovazione Urbana (FIU).
MAI+ come acronimo: per un museo inventato e esclamazione che prende posizione
Presentazione di: F. De Isabella
La scrittura è sempre stata uno degli strumenti che ho usato fin dall’adolescenza per portare le cose fuori da me, ma anche un piacere e la possibilità di rielaborare in qualche modo i primi contatti con il mondo esterno. È nell’incontro con lo spazio pubblico che per me si sono manifestate le prime esperienze di conflitto: portare il proprio corpo fuori costringe a una relazione potenzialmente violenta. Richiede di essere visibili a tutti gli sguardi, invitati e non. Allora a volte la presenza diventa inevitabilmente mimetica, e anche MAI+ si muove così: se MAI+ si mimetizza nella città e la incarna, allora chiede di portare maggiore attenzione.
Questo progetto nasce da un primo dialogo con Raffaele Tori (Lele), performer, educatore e amico, che si è aperto con una domanda: chi è che decide cos’è arte e cosa no?
Da qui è iniziata una ricerca di segni nella città che potessero avere su di noi un impatto percettivo simile a quello con un’opera d’arte. Siamo stati noi a decidere cosa fosse arte e che cosa no. In questa decisione lo strumento che abbiamo usato per risignificare queste immagini è stato raccontarle.
Le narrazioni al principio erano ironiche; immaginare di essere gli autori di queste opere era un gioco, scrivere ci dava la possibilità di ridere del sistema dell’arte che a volte si prende un po’ troppo sul serio. Poi l’attenzione si è spostata in modo più profondo sul ruolo della narrazione, riconoscendo sempre di più il potere che questa esercita sull’opera stessa e su chi la guarda.
Lele dice: “l’arte contemporanea è esattamente questo, la narrazione fa parte dell’opera perché paradossalmente l’artista mette le mani avanti, si preoccupa che arrivi chiaro il suo pensiero e di conseguenza il valore di quello che ha creato…allora mi chiedo se l’artista possa produrre qualsiasi cosa dato che è la narrazione a conferirne valore o senso.”
L’invito di Silvia Bottiroli ad entrare in dialogo con il gruppo FUTURA mi ha portato a guardare non solo al modo in cui mi stavo rapportando alla prima forma di MAI+, ma soprattutto alla mia relazione attuale con lo spazio pubblico.
Sono anni che non penso ad un lavoro per il fuori, ho dovuto cercare rifugio, spostare lo sguardo verso di me in uno spazio più protetto, e quindi anche sul mio corpo.
“L’invisibilità è indivisibile dalla visibilità. Per una persona transgender (vedi nota) questo non è semplicemente un enigma filosofico. Può essere la differenza tra la vita e la morte.” _ Lana Wachowski, regista
NOTA: Aggiungo che non è un enigma per tutte le soggettività che subiscono quotidianamente l’oppressione e la violenza del sistema in cui viviamo.
Allora dichiarando e sfruttando il potere che queste opere conferiscono alle loro stesse narrazioni e a chi le scrive, ho trovato un motivo per riavvicinarmi alla città: prendere parola. Questo spazio certo è simbolico, ma non troppo: lo prendo come un importante esercizio di affermazione e invito chi lo volesse a condividerlo.
Lз ragazz* che ho incontrato a Bologna nel progetto FUTURA e committenti di quest’opera, durante questo ultimo anno hanno evidenziato mancanze, paure e desideri nel sistema che abitano. In questo processo hanno scelto tre parole per descrivere e mettere al centro le loro posizioni: potere complicità piacere.
Queste parole mi hanno accompagnato.
C’è una coincidenza, una corrispondenza, una possibilità di incontro e il piacere di sentirsi meno sol*.
Soggettivizzare, restare incomplet*
Presentazione di: Silvia Bottiroli
Rapportarsi con la dimensione dell’arte pubblica implica prendere in considerazione molte questioni che riguardano non soltanto lo spazio e la città, ma anche le narrazioni che li plasmano, le voci e posizioni che vi sono rappresentate, quelle che invece sono silenziate o escluse, e ancora gli usi che dello spazio pubblico sono possibili, e le soggettività alle quali quegli usi sono rivolti.
L’intreccio tra spazio, narrazioni, usi e soggettività implica necessariamente approcci plurali, è immagine di una conversazione che, più o meno esplicitamente, è in corso in ogni città e che si svolge nel tempo, mettendo in relazione ciò che – monumento, segno, pratica, corpo… già esiste e ha diritto di apparizione, e ciò che invece nuove pratiche di vita quotidiana, progetti politici e urbanistici, attività e interventi artistici di volta in volta aggiungono.
La postura di MAI+ all’interno di questo campo di forze è una postura peculiare, che nella sua versione bolognese è emersa anche in sintonia con le istanze del gruppo dell* committenti adolescenti di FUTURA, e con l’approccio curatoriale proposto da FUORI!. Una postura attenta, di ascolto, di esercizio dello sguardo, di cucitura di voci e posizioni differenti: tutto il contrario, insomma, di una postura autoriale canonica, del gesto affermativo e in certo modo impositivo del progettare e posizionare, in uno spazio pubblico, un nuovo oggetto artistico.
Con questa postura, MAI+ si pone nello spazio senza occuparlo muscolarmente e vi aggiunge dei segni in modo deciso, situato e orientato, ma con delicatezza. L’opera, di cui questo catalogo con le sue pagine scritte e le sue pagine bianche costituisce parte integrante, nasce infatti da un lavoro di osservazione della città, di riposizionamento dello sguardo, di riconfigurazione del valore e delle narrazioni, e dà forma a un catalogo di immagini che già esistono a Bologna, in punti differenti della città che l’intervento artistico tiene insieme in un disegno provvisorio ed espandibile, e insieme a una serie di narrazioni, di storie e soggettivazioni di quei luoghi e quelle immagini, che li e le risignifica.
Al cuore di un’operazione concettuale, e a darle concretezza e organicità, c’è la centralità che in questo attraversamento hanno i corpi: quelli che portano nella città le istanze emerse durante il percorso di FUTURA, il corpo di un artista e della storia personale e collettiva che lo lega a Bologna, i corpi dell* spettator* che andranno a cercare dieci opere sparse in città o che fortuitamente si imbatteranno nelle didascalie che le significano. Questi corpi sono ascoltati, pensati, evocati da MAI+ e in definitiva sono i corpi, e le interazioni che instaurano con spazi e segni, a creare il tessuto di un intervento che mette in movimento la città e le pratiche di soggettivazione e che si vuole aperto e incompleto, catalizzatore di altri sguardi e posture.


