Mai+ Bologna – Progetto di arte urbana
MAI+ COME ACRONIMO
PER UN MUSEO INVENTATO E ESCLAMAZIONE CHE PRENDE POSIZIONE
F. De Isabella
La scrittura è sempre stata uno degli strumenti che ho usato fin dall’adolescenza per portare le cose fuori da me, ma anche un piacere e la possibilità di rielaborare in qualche modo i primi contatti con il mondo esterno. È nell’incontro con lo spazio pubblico che per me si sono manifestate le prime esperienze di conflitto: portare il proprio corpo fuori costringe a una relazione potenzialmente violenta. Richiede di essere visibili a tutti gli sguardi, invitati e non. Allora a volte la presenza diventa inevitabilmente mimetica, e anche MAI+ si muove così: se MAI+ si mimetizza nella città e la incarna, allora chiede di portare maggiore attenzione.
Questo progetto nasce da un primo dialogo con Raffaele Tori (Lele), performer, educatore e amico, che si è aperto con una domanda: chi è che decide cos’è arte e cosa no?
Da qui è iniziata una ricerca di segni nella città che potessero avere su di noi un impatto percettivo simile a quello con un’opera d’arte. Siamo stati noi a decidere cosa fosse arte e che cosa no. In questa decisione lo strumento che abbiamo usato per risignificare queste immagini è stato raccontarle.
Accessibilità del sito – una nota
Abbiamo lavorato insieme alla società Handicoop S.r.l. – in collaborazione con la sezione provinciale di Bologna dell’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti – per avere un sito adeguato alla normativa vigente in termini di accessibilità e usabilità, e in particolar modo per renderlo conforme al livello doppia A delle linee guida WCAG versione 2.1. Vedi i risultati del rapporto sintetico su accessibilità e usabilità del sito.











